L'angolo dell'animo

giovedì, giugno 18, 2009






Frenesia cittadina




Una solitudine di

mondi lontani

separati da lacrime di fiume.

Gioie solitarie non condivise,

in un chiassoso, assordante, silenzio.

Occhi che non vedono

anime effimere

sfiorarsi.

Orecchie che non odono

miserie sussurrate.

E’ il vorticoso vento

che anestetizza i sensi.

C.M.

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venerdì, giugno 05, 2009




La musica




Cerchi magici,

 spirali luminose,

colori celestiali

 che aprono l’anima

alle più alte vette della commozione.

Questa è la musica!

Creazione della mente

 e del cuore dell’uomo,

che all’uomo racconta

più di ogni eloquente parola.

I.C.

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domenica, maggio 17, 2009







Parole per non morire



Parole:

Momenti vissuti

E rimembrati

sentimenti e pensieri;

scambio di opinioni,

intime emozioni.

Leggerle e rivivere

Ciò che altri hanno vissuto,

Bramato, sognato.

Voli di farfalla

Resi soffici e dolci

come zucchero filato;

solidi e vivi

come sequoie millenarie.

O.M.


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venerdì, maggio 01, 2009





La parola



E’ il filo che intesse a salde trame

ogni umano legame.

Balsamo che lenisce,

pugnale che ferisce,

pietra, su cui la storia ognor dimora.


E’ maestra di vita,

quando vien recepita

da saggia fonte offerta.

Ingannevole quando ìl vero ignora.


E l’uomo assai sovente,

la svisa astutamente

per crear confusione

quando ha torto ma vuole aver ragione.


Sarebbe divertente

svegliarsi un bel mattino…

 ognuno trasparente,

e quel che siamo facesse capolino.


Ma che sorpresa allora

scoprir quante bugie la bocca indora!

I.C.

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domenica, aprile 19, 2009




Il bacio



E’ un apostrofo rosa

fra le parole t’amo,

come diceva Rostand

nel famoso Cyrano.



Il purissimo dono

di una vita di mamma,

che adagia nella culla

il pupo per la nanna.


Di sogni condivisi

mirabile suggello,

due vite, un cuore solo

tra fratello e fratello.


Che dire ancora? Il bacio,

è un’ala di farfalla

 sui candidi capelli

di una fragile mamma.



E’ musica, profumo,

la vita ingentilisce,

cenere e grigio fumo,

il bacio che tradisce.

I.C.

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sabato, aprile 04, 2009





Poesia



Etereo acquerello
   
dai toni soffusi,   

intimo ritratto   

dell’umano pensiero

soavemente

reso immortale.

O.M.

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mercoledì, marzo 25, 2009







Nuvole


Residenti del cielo,

leggere, vaporose

come leggiadre spose

dal trasparente velo.


Nuvolette dorate,

del sole allegre ancelle,

soffici, lucenti, belle,

farfalle colorate.


Poi come per incanto

spinte dal dio grecale,

plumbee, minacciose,

madri di temporale.


Mutevoli, incostanti,

mille forme assumete,

or buffe, or misteriose,

comiche, esilaranti.


Condensate dal gelo

sulla terra planate:

di lievi fiocchi candidi

ogni cosa ammantate.


La gioia o il  cruccio siete

di questa umanità

a seconda portiate

vita o calamità.

I.C.

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venerdì, marzo 13, 2009






Primavera romana


Gelsomino stordente,

avvolgi ed incarti,

la città eterna,

come regalo profumato.

Ti insinui tra le colonne

secolari e scivoli via,

dal Colosseo al Palatino.

Estasi ed ebbrezza di primavera.

Un risveglio di sentimenti sopiti.

Lieve tepore che abbraccia

un amore che sboccia.

Illuminano il crepuscolo

di un breve attimo di eternità,

dita  arrossate nel cielo.

C.M.

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domenica, marzo 08, 2009





Otto Marzo

Per te, che ti alzi la mattina

e svelta prepari la pappina.

Per te che ingrani la seconda,

la coda non è certo gioconda.

Per te, seduta in quell’ufficio

e stai all’estremo sacrificio,

tra pratiche polverose in pila,

stai urlando contro a quella fila.

Per te, che culli il pargoletto,

non è certo un diletto!

Per te, con il mestolo in mano,

che pensi al rosmarino nano.

Per te, che riassettando il letto

prendi la vita di petto.

Per tutte o sorelle e donne,

non son certo le gonne,

nè un ramo di mimosa

a farci diventare tutte in rosa.

C.M.

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giovedì, marzo 05, 2009




Er centesimo




Parecchie vorte io me so’ trovata

a  riccoje ’n centesimo pe’ strada.

Quann’ ero regazzina, me ricordo,

la moneta più piccola era er sòrdo.


Mi’ padre, ch’èra ’n gran lavoratore

e der denaro conosceva er valore,

diceva co ’n soriso furbacchione

che quello era er principio der mijone.


Ner caso mio nun è pe’ tirchieria

ma ne la mente mia,

quell’allegra lezione

è stata oggetto de trasformazione.


Io mo ve la ricconto in gran segreto:

ner centesimo sapete chi ce vedo?

Ce vedo calpestata quella gente

che come lui qui ’n  tera ’n conta gnente!


Si er centesimo è parte der mijone,

penso che pure quella gente là

che vive sola e nell’umiliazione,

sia parte e vita de ’sta società.


Perciò nun ce ridete,

si a vorte ’nchinata me vedete

a pijà ’na moneta micragnosa:

nun vale gnente, ma pe’ me è preziosa!

I.C.

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